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UN MINUTO DI SILENZIO

Evening on Karl Johan Street, 1892 by Edvard Munch.

Gandhi diceva: “Voi occidentali avete l’ora ma non avete mai il tempo”. E’ vero. Con quelle otto ore giornaliere di lavoro otteniamo la merce di scambio per acquistare il cibo, i vestiti, la casa, la macchina, lo smartphone, le cene in ristorante, eccetera. Ma noi tutte queste cose non le paghiamo col denaro: le paghiamo COL TEMPO. Le ore passate a svolgere un lavoro che, lasciando stare i più fortunati, per i più risulta meccanico, inappagante o, peggio ancora, svilente. Crediamo di essere liberi, ma in realtà NON siamo padroni del nostro tempo. La verità è questa: siamo schiavi delle cose. C’è un modo per uscirne? Forse. Probabilmente vivere più modestamente. Penso alle morti bianche, al sistema bancario, all’inquinamento, all’industria alimentare: quanto poco vale ormai una vita rispetto ad un pezzo di carta stampato? Rabbia. Rabbia da esorcizzare, rabbia cui dar voce, con una poesia.

Un minuto di silenzio
per il tempo stuprato, sottopagato, rubato.
Un minuto di silenzio
per il quieto vivere, che più che un compromesso
mi sembra un ricatto.
Un minuto di silenzio
per le morti bianche, per gli stati sovrani
che non sono sovrani.
Un minuto di silenzio
per tutte le volte che ci siamo fatti violenza
pur di essere accettati.

Questo minuto non ci basta
ci divora e ci risputa in un mondo
che ci saccagna con una torma di pugni in faccia
e che ci urla:
“Pazzi, voi non lo vedete
che vi rubano il tempo?”

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