Sybell

TRATTARE NOI STESSI COME SE FOSSIMO I NOSTRI MIGLIORI AMICI

Qualche giorno fa mi sono regalata un’intera giornata tutta per me in mezzo alla natura, al silenzio. Ho pernottato in un B&B in montagna, modesto quanto grazioso, e mi sono goduta dello spazio e del tempo solo per me. Ho pensato infatti che siamo più portati a dedicare il tempo libero di qualità agli altri che a noi stessi. Non parlo di guardarsi un film o semplicemente riposare: parlo di tempo libero con dei piccoli progetti di svago, delle attività, delle “coccole”. Ho riflettuto a lungo su questo, negli ultimi mesi, e ho deciso di cambiare abitudine.

Ero solita dedicarmi del tempo solo per le cose “necessarie”: cura della persona, pulizie, commissioni, magari un po’ di riposo e qualche film in streaming. Tutto il resto lo investivo nel lavoro e/o nelle altre persone. Ottimi investimenti, la condivisione è importante, però il mio nuovo pensiero è questo: perché non cominciare a trattarmi come tratterei la mia migliore amica?

Ho cominciato a fare delle piccole, nuove cose completamente da sola: andare al cinema, andare a degli eventi interessanti, a dei concerti, curiosare in nuove associazioni, partecipare ad incontri di crescita personale, eccetera.

Ho deciso di fare qualcosa di nuovo in solitaria perché… Non voglio usare gli altri. Non sono mai stata una persona che invita gli amici ad uscire solo quando non vuole farlo da sola, oppure che sparisce nel momento in cui è impegnata sentimentalmente. Anzi, ho sempre avuto una spinta fortemente individualista e solo negli ultimi anni sto scoprendo davvero il piacere della collaborazione. Tuttavia, se il mio senso di completezza lo trovo in me stessa, non ho più bisogno degli altri, ma VOGLIA degli altri.

Il piacere della condivisione diventa un “di più”, non un’egocentrica compensazione.
C’è molto da riflettere su questo punto.

Vi lascio con una poesia che ho scritto in montagna, di fronte all’albero presente in foto. Ormai sapete che il tema morte/rinascita mi è molto caro, qui sfrutto molti riferimenti della mitologia nordica, una mia passione adolescenziale che mi ha lasciato tanti simboli. Mettersi in discussione equivale ad ammazzarsi: è però un sacrificio sacro, che ci porta ad essere nuovi e diversi, pronti per le sorprese che la vita vuole farci.

Buon cammino a tutti.

Qui
su questo albero
io m’impiccherò
per vivere libera.

Ho imparato a vedere
soltanto dopo
essermi cavata gli occhi.
Ho imparato a respirare
asportandomi i polmoni.

Imparerò ad amare
dopo cento trapianti.
Sorriderò per tutti
anche per quelli ch’esistono
ma che non vivono affatto.
Riderò anche per voi
per ricordarvi
che c’è Bellezza
nel neonato e nel cadavere.

Impareremo ad amare
dopo cento trapianti.

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