Sybell

LA GUERRA TRA UOMO E DONNA: SECOLI DI STUPRO COLLETTIVO

Questo dipinto mi colpì visceralmente alcuni anni fa, quando lo vidi dal vivo ad una mostra. Si chiama “Le cattive madri” e l’autore è Giovanni Segantini. Ha marchiato a fuoco la mia memoria, in maniera potente. La “cattiva madre”, per me, è la donna che ammazza la sua creatività ed il suo contatto con la terra e le emozioni, la madre-ragno che controlla, per paura, e mina nel profondo, inconsciamente, la forza dei suoi figli e figlie. E’ la manifestazione bestiale della rabbia delle donne, che per secoli hanno subito abusi e stupri, fisici e spirituali, da parte degli uomini. E’ il parto malato del millenario conflitto Uomo-Donna.

C’è ancora troppa violenza nelle parole, nei gesti, nella prevaricazione. E’ un seme che è cresciuto dentro di noi, fin da piccoli, a suon di comandi sotterranei: “è una donna, non ci arriva”, “agli uomini interessa solo una cosa”, “sei donna, non sei capace”, “sii uomo, non piangere”, eccetera. Siamo stati programmati, fin da principio, in maniera spesso inconsapevole: il messaggio è che le donne non devono permettersi di affermarsi, a molti livelli, e che gli uomini non devono mostrarsi emotivi o sensibili. Allora si sono generati sistemi di compensazione, pericolosi tanto più erano inconsci e meccanici, perché purtroppo il male conosce solo la propria lingua e con quella risponde. Se vi sembra “roba vecchia” e ormai superata, guardatevi intorno: la gran parte dei figli e delle figlie di questo secolo fatica enormemente ad affermarsi o ad entrare in connessione emotiva con il resto del mondo.

Eppure… Io credo che potremmo cambiare le cose. Nell’ottica di divenire esseri completi, non scissi, potremmo imparare ad equilibrare l’aspetto femminile e maschile dentro di noi, i nostri Uomo e Donna interiori: divenire l’Ermafrodito in senso alchemico. Potremmo prendere gli aspetti migliori dall’uno e dall’altra, invece di quelli peggiori. Dall’Uomo l’affermazione, il “portar fuori” il parto della creatività, il mostrarlo al mondo con orgoglio, senza paura. Dalla Donna il lento e potente lavorare interno, il contatto con la Terra e l’emozione, l’istinto ferino. Cercare un equilibrio interno, un’armonia tra gli aspetti, e porre fine alle violenze che anzitutto abbiamo dentro… E’ possibile. Questa poesia è una preghiera, che reca in seno questi intenti e che oggi condivido con voi:

Per generazioni
con la parola della madre-ragno
tu, Uomo
sei stato evirato.
Per secoli
tu, Donna
hai riempito secchi
con lacrime di stupri.

Ma ora io posso recidere
questo gomitolo rosso
che nutre feti di morte
che perpetua eccidi silenti
che taglia gole latranti.

Io metto fine alla Guerra
tra uomo e donna
tra bianco e nero
tra ricco e mendico.

Io mi affido alla Vita
alla Buona Parola
divento Ermete
e finalmente affermo
i miei sì e i miei no
con la calma del Vecchio
col sorriso della Donna
col fuoco del Ragazzo
con la fermezza della Madre.

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