Sybell

INTERVISTA SU LAPLIVE

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Riporto qui di seguito l’intervista fatta sul sito LAPLive:
https://laplive.app/blog/intervista-a-cristina-spadotto

Ringrazio Ricardo Fabbro per avermi coinvolta.

Se dovessi chiederti di descriverti, nella tua figura di professionista, cosa mi racconteresti?
Mi ritengo poliedrica: adoro insegnare, comporre e unire la musica ad aspetti legati alla spiritualità e alla crescita personale. Ho all’attivo diverse pubblicazioni con il mio progetto Sybell, le mie band (Uttern e Invisible Wave), e quelle nate dalle collaborazioni artistiche con amici di grandissimo talento. Ho pubblicato un libro di poesie e negli spettacoli spesso propongo letture miste a musica, condividendo la mia visione della vita con un approccio a tutto tondo. Posso dire che mi piace sperimentare, studiare, cambiare: vivo la musica dinamicamente. Trovo che sia un magnifico modo per evolversi, come persona e come professionista.

Da quanto tempo fai questa attività?
A livello lavorativo da una decina d’anni. L’insegnamento della chitarra moderna è la mia attività principale, un’occasione di condivisione e crescita. Accanto a questo poi c’è sempre stata l’attività artistica: ho iniziato a suonare e a comporre musica quando avevo sedici anni, una necessità allora come adesso per accogliere e trasformare le emozioni. Ho sempre trovato fondamentale condividere tutto questo con altri musicisti: la mia esperienza in gruppi e formazioni musicali è iniziata in parallelo allo studio dello strumento.

Qual è stato il percorso artistico che ti ha portato ai livelli di oggi?
Tanta gavetta, studio (ho frequentato le accademie Lizard, MMI e RGA, in quest’ultima mi sono diplomata nel 2019), esperienza concreta in tante formazioni, mettendomi alla prova in diversi generi… Soprattutto, penso che sia stato fondamentale (specialmente per chi come me nasce con un’indole introversa) l’esperienza diretta sul palco, il contatto con le persone, dal pubblico agli organizzatori d’eventi. Comprendere chi si ha davanti e poter rapportarsi professionalmente e umanamente, dando il meglio di sé. Soprattutto, lavorare col sorriso e avere spirito di squadra.

Prossimi obiettivi del tuo percorso?
Dopo l’uscita del video de “L’Anima e il Canto” vorrei prendermi del tempo per lavorare a dei nuovi brani. Un altro desiderio è quello di pubblicare a breve il mio secondo libro di poesie. Inoltre, mi piacerebbe poter riprendere con costanza l’attività concertistica, sia con Sybell che con le mie band e i progetti di cui faccio parte. Molto dipenderà da come si evolverà la pandemia in corso, specie quest’autunno. Sul fronte degli Invisible Wave, a settembre uscirà, ispirato dal nostro brano “Out of the comfort zone”, un libro realizzato da un team di operatori di crescita personale coordinato da Guido Tonizzo. Spero che questo possa portare a realizzare eventi e presentazioni al vivo.

Quali sono i pregi di essere un’artista oggi?
Sicuramente un lato buono di questo momento storico è la possibilità di promuoversi in autonomia, soprattutto grazie ad internet e alle potenzialità che offre. Tecnologia, marketing, cura dell’immagine a tutti i livelli: questi sono aspetti che il musicista d’oggi deve studiare a fondo, perché comunicare con efficacia e sincerità richiede molta preparazione e consapevolezza. Il mondo di oggi offre tanti strumenti per imparare. Inoltre, la rete permette di conoscere persone anche molto distanti fisicamente, con cui possono nascere delle belle collaborazioni e questo è senza dubbio un altro aspetto molto positivo di questo periodo.

E quali, invece, le aree di miglioramento del panorama attorno a te?
Fare rete tra musicisti: di questo parlo spesso con colleghi e amici ed è un aspetto che, purtroppo, generalmente manca. L’ambiente musicale è diventato molto competitivo e individualistico. Eppure, nessun grande musicista, per quanto di talento, è arrivato a certi livelli da solo, ma ha sempre avuto un team di supporto alle spalle, contatti e occasioni che sono arrivati nel tempo, spesso grazie all’aiuto reciproco con altri colleghi. Credo che, specie in questo momento così tosto per tanti professionisti dello spettacolo, unirsi e creare una rete reale alimenterebbe un circolo virtuoso di scambio e crescita reciproci.

Quali sono gli artisti o i professionisti che ti hanno ispirato di più?
Questa è la domanda più difficile… la lista sarebbe lunga! Mi limito a dire alcuni gruppi che per me sono stati fondamentali: i “Depeche Mode”, gli “Anathema”, gli “HIM”, i “The Cure”, i “Deftones”. Ce ne sono moltissimi altri che negli anni hanno influenzato il mio stile e mi hanno nutrita, musicalmente ed emozionalmente. Ascolto di tutto e mi piace scoprire artisti e generi nuovi: ultimamente ad esempio mi sono “fissata” con i “Daugher” e “RY X”.

Quali importanti lezioni hai appreso dall’ultimo anno di attività? Cosa ti ha insegnato il periodo che abbiamo appena passato?
La pandemia credo che abbia portato alla luce le criticità che c’erano già prima, rendendole ancora più evidenti: ad esempio la (scarsa) tutela del lavoro artistico a livello burocratico e legale, l’involuzione culturale italiana, le problematiche legate a proporre musica originale dal vivo. Prendendo maggior consapevolezza dei problemi, tuttavia, si possono pensare a delle soluzioni. Credo di aver maturato in quest’anno una maggiore resilienza. Amo ancora di più quello che faccio senza darlo per scontato e, soprattutto, ho imparato a non perdere di vista il modo in cui voglio fare musica, prendendo le decisioni che sento giuste per me, di volta in volta.

Ci sono artisti/professionisti con i quali ti piacerebbe collaborare in futuro?
Non ho in mente degli artisti specifici, di certo ho capito quello che cerco dalle collaborazioni: persone che siano professionali, di cuore e che amino davvero la musica. Mi piace lavorare con persone umili, che sanno mettere da parte il proprio ego e il desiderio di apparire per dare spazio alla canzone e al suo significato, mettendosi completamente al servizio della Musica. Per quanto ci siano tanti musicisti bravissimi in giro, queste sono doti rare.

Qual è la più grande soddisfazione che ti ritrovi ad avere facendo ciò che fai?
Svegliarmi ogni giorno con la consapevolezza che faccio qualcosa che mi piace, che ho scelto profondamente, con tutte le insicurezze che possono derivarne in certi periodi, ma con la sicurezza di star facendo qualcosa di buono me e per gli altri.

Hai un ricordo particolarmente piacevole della tua esperienza? Qualcosa che porti nel cuore?
Una volta ho fatto un concerto completamente unplugged, senza amplificazione, in un centro olistico. E’ stato molto intimo condividere canzoni e poesie in questo modo con le persone… erano presenti, attente e silenziose. Dopo il concerto abbiamo mangiato e scherzato tutti assieme. Un altro bel ricordo, più adrenalinico, è quando ho suonato al Montelago Celtic Festival con le Uttern, davanti a migliaia di persone.

Cosa consiglieresti a chi volesse intraprendere un percorso simile al tuo?
Anzitutto: ci vuole tanta passione per fare questo lavoro. Deve piacere davvero e bisogna farlo per questo, non per il semplice apparire o dimostrare alcunché. E’ un lavoro che richiede tanta organizzazione, resilienza ed elasticità. Poi, come ho detto sopra, trovo che sia fondamentale essere umili, disponibili e gentili, pronti a imparare e a mettersi in discussione.

Ok, hai incuriosito tutti. Il pubblico lì fuori dove o come può contattarti se è interessato a ciò che fai o volesse collaborare con te?
Potete contattarmi andando sui miei due siti: www.sybell.it (dedicato all’attività artistica) e www.cristinaspadotto.it (questo si concentra sulla didattica chitarristica). Per quanto riguarda i miei gruppi invece visitate: www.invisiblewave.it e www.utternofficial.com. In tutti i siti trovate i riferimenti ai canali social (Instagram, Facebook, YouTube).

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